Al momento stai visualizzando Adottare un cane al canile

Adottare un cane al canile

  • Categoria dell'articolo:blog

Parlare oggi di strutture canile e di adozioni di cani provenienti da canile, vuol dire fare un grande passo avanti di tipo culturale, quello che cercheremo di fare con questo articolo è di sfatare molti luoghi comuni, miti e false credenze che ruotano attorno ai canili e ai cani abbandonati che in queste strutture vivono “detenuti”, ma soprattutto fornire consigli utili qualora decideste di adottare un cane proveniente da un canile

Decidere di adottare un cane e farlo entrare nella propria casa, condividerne gli spazi, il tempo, la quotidianità della vita dentro e fuori la propria famiglia, è una grande responsabilità che va portata avanti con coscienza, consapevolezza e conoscenza.

Decidere di adottare un cane al canile è di certo un gesto di grande umanità, altruismo e amore, ma è altresì un grande impegno ed onere: dare un’altra possibilità e una nuova vita ad un animale abbandonato o rifiutato, a volte maltrattato.

Partiamo proprio dall’universo canile e facciamo nostra questa significativa affermazione del prof. Roberto Marchesini:

La questione canili è un problema sociale e culturale che non si affronta con il pietismo o con la medicalizzazione del rapporto con il cane, né affidandosi esclusivamente alle norme all’etica, bensì con la valorizzazione in tutti i prospetti del ruolo dell’animale nella società.”

Fino ad oggi il canile è stato affrontato essenzialmente come approccio sanitario, lotta al randagismo, e/o protezionista, ossia rifugio come luogo di protezione e detenzione dei cani “senza famiglia”.

Non vi è dubbio che attualmente vi sia la necessità di superare entrambe queste filosofie, non tanto per rinnegarle, ma piuttosto per valorizzare l’importanza del reinserimento e l’integrazione del cane nel contesto sociale e famigliare.

Naturalmente non è corretto svalutare l’importante azione del volontariato, tuttavia la deriva pietistica, assunta non di rado dall’associazionismo animalista non promuove quella valorizzazione del cane che si rende indispensabile per favorire i processi adottivi stabili con riduzione al minimo della percentuale del rientro in struttura dei soggetti affidati.

Negli ultimi anni, fortunatamente, si è diffusa, soprattutto in alcune aree del nostro paese una vera e propria “rivoluzione culturale” riguardo gli animali da affezione che unitamente alla grande rivoluzione degli studi sulle scienze comportamentali hanno fatto sì di superare questa visione e trasformare il canile in vero e proprio “Parco Zoofilo” centro di servizi per la comunità (Amministrazioni Comunali, Privati Cittadini, Scuole, Enti Pubblici, Associazioni) al servizio degli animali.

Ecco, quindi, cosa dovrebbe rappresentare oggi un moderno canile Rifugio per Cani, una struttura di professionisti i cui obiettivi sono:

  1. Reintegrare il cane nella società
  2. Luogo di transito e NON di soggiorno permanente

In Italia la svolta normativa risale a 32 anni fa, con la promulgazione il 30 agosto 1991 della Legge 281/91, una legge all’avanguardia in Europa in ambito di protezione degli animali da affezione.

La “Leggequadroinmateriadianimalid’affezioneeprevenzionedelrandagismo” n. 281/91 rappresenta una svolta nella concezione del luogo canile con la nascita del concetto di Canile Rifugio in aggiunta e in diversificazione ai già esistenti Canili Sanitari come luogo deputato all’ accoglienza a tempo indeterminato dei cani vaganti o abbandonati al fine di curare, sostenere e promuovere l’adozione degli animali ospitati.

Qual è la differenza tra il canile sanitario e il canile rifugio?

Al Canile Sanitario spetta la prima accoglienza dei cani recuperati vaganti nel territorio, qui vengono sottoposti a visite veterinarie, profilassi vaccinale, sterilizzazione o castrazione e verrà effettuata la registrazione all’ Anagrafe Canina Regionale di competenza tramite la dotazione del microchip d’identificazione, altresì vengono ricercati gli eventuali proprietari.

Dopo il primo periodo di permanenza al Canile Sanitario (in media 15/20 gg) i cani vengono trasferiti ad un Canile Rifugio (in base alla convenzione stipulata dal Comune dove è stato rinvenuto e catturato il cane vagante) dove saranno ospitati fino al momento dell’adozione.

Il canile rifugio è il luogo preposto all’ accoglienza dei cani abbandonati provenienti dai canili sanitari che non hanno ritrovato il legittimo proprietario o un’altra sistemazione.

I Canili Rifugio possono liberamente accettare la cessione di cani da privati (la cosiddetta Rinuncia di Proprietà) generalmente previa corresponsione di un corrispettivo economico a discrezione della struttura stessa per il mantenimento, le profilassi, la futura sterilizzazione del cane ed eventuale riabilitazione comportamentale.

Come arriva un cane in canile?

Un cane più giungere in canile per diversi motivi:

  • PENSIONE: affidamento temporaneo del cane dalla famiglia alle cure della struttura su compenso giornaliero
  • CESSIONE (rinuncia di proprietà): affidamento definitivo alla struttura (revocabile entro e non oltre 60 gg) da parte del proprietario per validi e comprovati motivi. Al momento della cessione il cedente perdere ogni diritto sul cane ceduto (salvo revoca)
  • CATTURA: presa in consegna di un cane vagante da parte del servizio sanitario locale in seguito ad una segnalazione di privati e forze dell’ordine, dopo il periodo di quarantena al canile Sanitario
  • AFFIDAMENTO A TEMPO DETERMINATO/SEQUESTRO PER MOTIVI GIUDIZIARI: un cane può essere affidato alle cure del canile da parte dell’Autorità Competente/Magistratura in caso di detenzione del proprietario presso una casa circondariale, per interdizione legale o giudiziale dello stesso nel caso sia dimostrata l’impossibilità di garantire le cure, il mantenimento ed il benessere dell’animale, oppure a seguito di maltrattamento o coinvolgimento in reati penali.

L’adozione un cane rappresenta l’inizio di una relazione tra due esseri viventi molto complessi: l’adottante e la sua famiglia da un lato, con le loro abitudini e la loro routine quotidiana, il cane dall’altro, con il suo passato, più o meno felice, il suo carattere, le caratteristiche di razza, motivazioni e vocazioni e il suo bagaglio esperienziale.

Sottovalutare e non considerare questo potrebbe compromettere la riuscita della nuova convivenza con tutte le conseguenze del caso sia dall’una che dall’altra parte.

Se oggi state leggendo questo articolo ci auguriamo che possiate in futuro fare la scelta di portare a casa un nuovo ospite a quattro zampe adottato da un canile e ci auguriamo che vi possiate affidare ad una struttura che ha saputo consigliarvi e indirizzarvi al meglio nella scelta di un fedele nuovo compagno di vita, giovane o più anziano che sia poco importa, ma che sarà sicuramente più adatto al vostro stile di vita, ai vostri interessi e passioni, alla tipologia della vostra famiglia e anche ai vostri gusti personali.

L’intento di questo scritto è fornire un vademecum, una sorta di “istruzioni per l’uso” perché possiate adottare con successo un cane che diventerà un nuovo membro della vostra famiglia.

Questi CONSIGLI potranno sembrare strano, soprattutto se “avete sempre avuto cani”, ma possiamo garantirvi che l’efficacia di poche azioni mirate e condotte nel modo corretto è davvero sorprendente, Innanzitutto diffidate da chi vi dice di essere “dominanti” con il vostro cane, di essere il suo “capo branco” di far capire sin da subito chi comanda in casa, autoritari non vuol dire autorevoli, un cane di canile ha bisogno di fidarsi del suo nuovo compagno umano di vederlo come il suo punto di riferimento per potersi affidare completamente a lui: potrebbe anche essere che nell’immediato, utilizzando questi metodi impositivi e coercitivi, i primi risultati siano più veloci, ma attenzione state innescando una bomba ad orologeria per la futura convivenza con il vostro cane le cui conseguenze potrebbero essere gravi e spiacevoli, se non dolorose. Su questa linea infatti pretendere di insegnare al vostro cane a non fare ciò che non volete o non vi piace mediante punizioni, sgridate e sonori NO accompagnati da minacce più o meno velate, rappresenta un approccio educativo vecchio e poco rispettoso del benessere e della natura del cane, oggi sempre più da compagnia che da lavoro.

Al contrario si rivela molto più efficace alla lunga, insegnare al cane a fare di sua iniziativa quello che piace a noi, l’approccio premiante è più produttivo rispetto a quello punitivo, se premiamo il cane con un bel “bravo” magari seguito da un biscottino ogni volta che fa qualcosa di gradito ed evitando di sottolineare sgridandolo una azione sgradita, i comportamenti premiati aumenteranno mentre quelli ignorati diminuiranno.

Punire il cane non ci consentirà di diventare per lui il “buon amico e compagno” di cui fidarsi e darsi incondizionatamente, come solo un cane sa fare, ma rappresenteremo una fonte di disagio da cui allontanarsi e da temere, non sarà predisposto ad apprendere anzi potrà mettere in atto comportamenti imprevisti e pericolosi come la minaccia e/o l’aggressione.

L’arrivo del cane a casa

All’arrivo nella nuova casa permettete al cane di perlustrare ed esplorare in autonomia casa ed eventuale giardino, per conoscere attraverso gli odori l’ambiente e chi vi vive, senza inibirlo e senza sgridarlo se entra in zone “off limits” richiamatelo e chiudete da subito le porte di queste stanze, meglio averlo fatto d’anticipo.

Togliete di mezzo tutti gli oggetti a rischio perché pericolosi per lui o che non volete che prenda in bocca o annusi, vi consigliamo di predisporre la casa come se vi fossero dei bambini piccoli, se necessario dotavi di cancelletti removibili per bloccare l’accesso del cane a scale o eventuali zone della casa.

Se sporca in casa appena arrivato non sgridatelo, invitatelo ancora una volta a seguirvi in un altro locale e pulite senza che vi veda per evitare che si focalizzi sulla cosa e lo marchi ancora in futuro, evitate di usare prodotti come candeggina, ammoniaca o tutti quei detergenti a base di cloro, preferibili quelli specifici per animali domestici oppure semplice acqua e aceto.

Prime interazioni ed approccio corretti

Si consiglia di rispettare, finché non prende maggiore confidenza, tempi e modi del cane, non costringetelo ad essere accarezzato e coccolato se prende distanza, a nessuno piace essere toccato da uno sconosciuto. Per noi stare troppo vicino a chi non conosciamo ci mette a disagio, idem per il cane, soprattutto nel momento successivo e nei primi giorni dopo l’adozione al suo arrivo nella nuova casa.

Se sta riposando lasciatelo nella cuccia senza disturbarlo, eventualmente richiamate la sua attenzione, e se arriva verso di voi premiate con un biscotto o dell’altro cibo.

Se volete sin da subito mettere il cane a suo agio e farlo sentire a casa tranquillo e al sicuro:

  • fate attenzione anche alle vostre posture, ai toni di voce ed ai movimenti che dovranno essere di accoglienza, invitanti e non bruschi, evitate di chinarvi sul cane, ma abbassatevi sulle ginocchia stando di ¾ rispetto a lui.
  • fate in modo che nessuno metta il proprio viso davanti al muso del cane (ATTENZIONE AI BAMBINI, se ci sono in famiglia) nel linguaggio del cane questo gesto viene spesso percepito come una minaccia soprattutto se a farlo è uno sconosciuto, allo stesso modo è preferibile evitare di dirigersi in modo diretto verso il cane, magari fissandolo negli occhi, avvicinatevi curvando leggermente, soprattutto se il cane che avete portato a casa vi è stato detto da noi che è un po’ timido e timoroso.

Le distanze nella comunicazione del cane

I cani, che sono dei maestri nella lettura dei gesti, dei movimenti e delle espressioni facciali, sono sensibilissimi a queste distanze, sapere che esistono ci aiuta ad aiutarli e a capire anche alcuni loro comportamenti.

Per ciascun cane queste zone sono più o meno ampie e l’ampiezza di oggi non è per forza la stessa di qualche mese fa o quella che sarà fra qualche tempo.

L’ampiezza delle zone è in continuo mutamento e ciò dipende dalle esperienze, dalla tipologia, razza del cane, dal grado di confidenza e sicurezza sin lì acquisita, dallo stato emotivo del cane in un dato momento, insomma da un mucchio di cose.

Il disagio nasce quando uno o entrambe i soggetti che stanno interagendo non rispettano le zone dell’altro inconsciamente o apposta.

Come toccare ed accarezzare il cane

A meno che non sia lui a chiedere il contatto, che naturalmente non dovrà essere eccessivamente invasivo, concedetevi qualche passaggio con la mano sul petto, sul dorso e sui fianchi del cane, niente più.

Evitate di toccarlo nelle cosiddette “zone calde”, le parti del cane più sensibili: testa, orecchie, dorso, coda e zampe.

La cuccia o luogo di riposo

Appena portato a casa si dovrà predisporre con cura una cuccia o base sicura dove il cane potrà “rifugiarsi” per stare tranquillo e riposare e dove non dovrà essere disturbato, non in un luogo isolato, ma neppure in un posto in piena vista o di forte passaggio.

In canile il cane ha il suo box e la sua cuccia, il luogo dove rifugiarsi in caso che si senta minacciato da qualcosa o qualcuno o che sia colto da una qualche sensazione di disagio generale, così anche nella nuova casa dobbiamo prevedere un luogo che sia solo suo dove nessuno vada a disturbarlo, facilmente accessibile in modo che possa ritirarvisi se ne ha la necessità.

Generalmente è il cane stesso che dopo la prima ricognizione e perlustrazione della nuova casa sceglie il suo posto, assecondatelo e non costringetelo a stare dove non vuole stare.

Questo permetterà al cane di abituarsi alla nuova abitazione con calma, gradualmente avendo sempre a disposizione un posto suo dove sentirsi al sicuro, una “tana”.

La gestione dei bisogno e le deiezioni

I box del canile sono divisi in una zona notte (dove si trovano le cucce dove dormono i cani) e una zona giorno, direttamente collegata, più o meno grande in base alla tipologia del box (singolo o multiplo) percepiti dai cani come la loro casa.

In questo spazio ristretto i cani vivono per la maggior parte della giornata, mangiano, dormono e a poca distanza fanno i loro bis ogni, che generalmente non sono mai all’interno della zona notte dove dormono e mangiano.

Tuttavia, è del tutto normale che un cane che dal canile entra nella nuova famiglia per un certo periodo sporchi dove non dovrebbe, sta al nuovo proprietario correggere questo comportamento con poche e semplici regole e attenzioni.

Innanzitutto, è bene regolarizzare la somministrazione dei pasti quotidiani, in genere un cane fa i propri bisogni dopo aver mangiato, quindi è bene portarlo fuori, meglio se in passeggiata, dopo la somministrazione del pasto, il movimento stimola e favorisce le deiezioni del cane.

Inoltre, è basilare che il cane nei primi giorni di permanenza nella nuova casa venga portato fuori a passeggio il maggior numero di volte possibile (se avete adottato un cucciolo questo è assolutamente indispensabile, evitate l’utilizzo di traversine o teli assorbenti, lettiere).

Portare fuori il cane non significa lasciarlo libero in giardino, ma è preferibile portarlo fuori dal perimetro che lui considera come casa per una vera passeggiata.

Utile premiare il cane con un bel “bravo” e qualche premio tipo biscottino non appena fa i bisogni all’aperto. Potrebbe essere che per qualche giorno il cane possa sporcare anche in casa, evitate di sgridarlo e punirlo, non alzate la voce contro di lui, non serve, la pipì e la cacca ormai è fatta, non date peso all’accaduto, fate uscire il cane e non fatevi vedere mentre pulite.

EVITATE di pucciare il muso del cane nei suoi escrementi è un gesto che non ha alcun significato per il cane, anzi rischiate solo di compromettere il rapporto tra voi e lui.

Se avete adottato un cucciolo mettete in conto qualche pipì in casa all’inizio: un cucciolo fino ai 4 mesi non ha la capacità di trattenere la pipì per molte ore, è fisiologico appena sente lo stimolo la fa, dopo questa età inizia via via a trattenersi sempre più.

Generalmente un cucciolo fa i suoi bisogni appena sveglio, dopo aver mangiato e dopo aver giocato; quindi, cercate di portare fuori il cucciolo immediatamente dopo questo e almeno ogni ora e mezza, due ore.

I pasti del cane

La somministrazione della pappa è un momento molto importante per il cane sia dal punto di vista del cibo sia da quello relazionale tra lui e il nuovo proprietario.

I cani che provengono dal canile generalmente sono alimentati con cibo industriale di buona qualità, non sta a noi qui obbligarvi nella scelta verso una cucina di tipo casalingo oppure verso la crocchetta, certo è che l’alimentazione casalinga è la migliore e quando possibile da preferire, attenzione però questo non significa che il cane possa mangiare gli avanzi della vostra cucina, soprattutto se contengono ossa, condimenti speziati, dolci ecc… meglio allora una buona crocchetta di qualità medio/alta (Premium o Super Premium) da acquistare in un qualsiasi Pet Shop, il vostro veterinario di fiducia saprà consigliarvi nella scelta verso l’una o l’altra opzione in base anche alla tipologia e alle caratteristiche del cane ed allo stile di vita che gli farete adottare. Ricordate che i nostri cani, come anche noi, sono quello che mangiano, ne va in salute e benessere psico- fisico, anche la loro alimentazione dovrà essere corretta e bilanciata.

Gestire sin da subito la somministrazione dei pasti (2 al giorno – meglio mattino e sera) senza mai lasciare il cibo a disposizione, ma solamente per 20/30 minuti, senza preoccuparsi se il cane i primi giorni non mangia o mangia poco, è una reazione tipica dovuta all’iniziale senso di smarrimento e disorientamento per l’arrivo in una nuova casa.

Al momento del pasto non date distrattamente la ciotola al cane se la sta reclamando saltando ed abbaiando: se fate così gli state insegnando ad agitarsi e a non autocontrollarsi andando continuamente in richiesta quando vuole qualcosa.

Un buon modo per gestire il momento del pasto è quello di tenere la ciotola sollevata in alto con la mano ed aspettare che il cane si calmi e meglio ancora si sieda senza dare alcun comando vocale, senza dire alcun “NO” se il cane è insistente o altro segnale verbale di controllo (“SEDUTO” “FERMO” ecc…)

Non appena otterrete questo (a volte dovrete pazientare un attimo ed aspettare qualche decina di secondi) fate un passo indietro e appoggiate la ciotola con il cibo a terra, allontanatevi di qualche altro passo, dando al cane l’indicazione con la mano di andare a mangiare.

Se sarete costanti e pazienti ogni volta ci impiegherete meno tempo, ma avrete gettato le basi di una corretta interazione con il vostro cane utile anche in altre occasioni.

Evitate di mettere le vostre mani nella ciotola mentre il cane sta mangiando o peggio cercare di sottrargliela – non farete certo capire chi comanda come qualcuno vi avrà detto o ancora pensa, ma starete innescando un conflitto relazionale che potrebbe sfociare nel tempo a problematiche comportamentali più serie legate alla difesa di una risorsa, ad un innalzamento della motivazione possessiva e ad un vero e proprio disturbo competitivo di relazione.

Una volta che il cane si allontana dalla ciotola disinteressandosi del cibo, prendetela anche se c’è ancora del cibo, e riproponete al pasto successivo eventualmente integrando con la quantità necessaria.

Perché adottare questo rituale? Per due motivi:

  • un cane possessivo potrebbe creare dei problemi se inavvertitamente qualcuno passa o si avvicina alla ciotola, anche se vuota
  • il cane impara che il momento del pasto è unico, impara a mangiare tutto subito altrimenti la ciotola sparisce, molti cani inappetenti imparano a mangiare grazie a questo semplice sistema.

Se invece state mangiando voi, evitate di elemosinare cibo dal vostro tavolo e ignorate il cane se cerca di attirare la vostra attenzione in ogni modo per avere qualcosa dal vostro piatto, dategli un masticativo alimentare (ossetto di pelle, Kong o altro) per agevolare la calma e tenerlo impegnato finché mangiate.

Aiuto! il cane scappa

Questa è una delle problematiche più frequenti e più pericolose per l’animale, riferite ad un cane adottato al canile e ci sono tutte le motivazioni: scappare è una delle cose che al cane riescono meglio, soprattutto quando non c’è nessun motivo per restare in quella nuova casa.

Il cane del canile è un cane che ha bisogno di ritrovare la fiducia e l’attaccamento verso un nuovo proprietario, necessita di avere sin da subito un buon rapporto relazionale basato sul rispetto degli spazi e dei tempi e su una comunicazione corretta, tutto questo dovuto probabilmente a delle esperienze passate di maltrattamento e abbandono.

La permanenza in un box di canile più o meno lunga, che potrebbe essere durata anche alcuni o molti anni, hanno creato nel cane una certa routine, una familiarità con odori, persone e altri compagni di sventura, un proprio mondo a cui si è adattato.

Con l’adozione e l’arrivo in una nuova casa tutto questo dovrà essere ricostruito nella mente del cane, e voi nuovi proprietari dovrete essere pazienti.

Un cane appena inserito in un nuovo contesto famigliare può avere delle difficoltà a decodificare la situazione, non conosce il proprio nuovo gruppo, né la routine che lo caratterizza: persone, rumori, odori e luoghi sono tutti nuovi, è normale l’iniziale incertezza e timidezza, ci vogliono dalle 3 alle 4 settimane a volte più perché il cane impari a conoscere tutto l’ambiente nuovo che lo circonda, ecco perché allora alcuni cani più impauriti o più sensibili a questo, tentano la fuga non appena ne hanno l’occasione o l’opportunità.

Indispensabile per questi motivi essere molto accurati nella gestione degli accessi e delle uscite e di ogni varco verso il mondo esterno (cancelli, porte o portoncini di ingresso, entrata ed uscita con l’auto) soprattutto nei primi periodi dopo l’adozione e finche’ il cane non si senti a tutti gli effetti parte della nuova famiglia, ben riferito e pronto al richiamo.

Se in canile i bisogni primari del cane sono sempre stati soddisfatti (cibo, acqua, riparo, cure), e lì il cane si era adattato, questo non vuol dire che in famiglia sia sufficiente, i veri bisogni per un cane oggi sono di livello più elevato quelli che fanno la differenza rispetto al canile e che faranno sì che il cane non pensi neanche lontanamente di scappare da quella nuova casa.

Non si può pretendere da subito che il cane trovi da solo la sua realizzazione nella nuova famiglia, è la nuova famiglia che deve aiutarlo.

Come possiamo fare per invogliare il cane appena adottato a stare con noi invece di tentare di fuggire? Innanzi tutto, si deve sin da subito far sentire il cane un gregario e di appartenere ad un gruppo, ad una famiglia che dovrà agire sempre in modo coerente univoco, tutti devono comportarsi con il cane nello stesso modo, ciò che viene permesso da un membro della famiglia deve essere permesso da tutti, ciò che il cane non può fare con l’uno non lo può fare nemmeno con l’altro.

Quindi si deve cercare di aiutare il cane a trovare la propria dimensione il proprio posto in famiglia che dovrà diventare il punto di riferimento una base sicura su cui contare e su cui fare affidamento.

Perché questo sia sempre più chiaro al cane si deve dedicare e trascorrere del tempo con lui, si devono fare delle attività che vanno dalla passeggiata interattiva, al gioco, sino anche alla condivisione degli spazi in casa per rilassarsi magari masticando un osso, mentre voi ve ne state comodamente seduti a guardare la TV. Uscite spesso in passeggiata al guinzaglio con lui anche se avete un grande giardino, il cane ha necessità di esplorare e annusare il territorio esterno, sapere chi vi passa e quello che succede, se non lo può fare con voi, prima o poi, se ne avrà l’occasione lo farà da solo in autonomia, scappando e allontanandosi dalla vostra casa e da voi.

Non stupitevi se il cane non vi ascolta, non viene da voi se lo richiamate o peggio tenta la fuga se una volta portato a casa lo relegate da solo per 24 h in giardino limitando le interazioni e il tempo dedicatogli solo al momento dei pasti, il cane è un animale sociale che ha bisogno e deve stare con il proprio compagno umano, classico esempio è un bel giardino grande ma senza nessuno con cui stare (non un altro cane!! Prendere il cane del cane non serve a nulla se non alla vostra coscienza!!)

Al di la di tutto comunque bisogna ricordare che ogni cane ha il suo carattere, le sue vocazioni e il suo trascorso esperienziale e quindi non è possibile stabilire, a priori e per tutti indiscriminatamente, quali siano i bisogni di ogni singolo per la realizzazione di una fidelizzazione e un legame stabile che lo convincano a non scappare o allontanarsi da casa, sta a voi nuovi proprietari capirlo e fare in modo di realizzare e soddisfare la voglia di appartenenza ad un gruppo che tutti i cani hanno, quanto esposto sin qui rappresenta senza dubbio un modo corretto di affrontare e o prevenire il problema.

La passeggiata

La passeggiata è un momento molto importante per la vita sociale del cane, ogni cane infatti avrebbe bisogno di regolari uscite in compagnia del proprio proprietario, anche se ha a disposizione un ampio giardino, non solo per sgranchire le zampe, ma soprattutto per marcare il proprio territorio facendo percepire la sua presenza anche agli altri cani del quartiere, “leggere il giornale” attraverso gli odori lasciati dagli altri cani, animali, umani, appagare le sue motivazioni esplorative e sociali, interagire con voi.

Godetevi la camminata con il vostro nuovo amico a 4 zampe, non siate frettolosi e permettete al cane di annusare e soffermarsi su qualche particolare odore questo favorisce la capacità di concentrazione del cane e limita il tirare al guinzaglio, parlate con lui una buona interazione sono la premessa vincente per creare un rapporto stabile e fedele di confidenza, fiducia e referenza.

Il cane abbaia

Perché il cane abbaia?

L’abbaiare fa parte della vita del cane del suo modo di comunicare, ci sono razze più portate a vocalizzare altre meno.

L’abbaio del cane è un vero e proprio linguaggio, fatto di diversi suoni, sfumature e tonalità.

Se i cani abbaiano c’è sempre un motivo, l’atto di abbaiare è solo un sintomo che esprime un’esigenza, un’emozione o semplicemente il desiderio di comunicare qualcosa.

Ci sono diversi motivi per cui un cane abbaia, tra cui i principali sono:

  • per attirare l’attenzione: in questo senso abbaiano i cani da guardia, ma anche gli altri cani, quando si sentono soli e vogliono un po’ di compagnia.
  • per manifestare un disagio: che sia fame, sete o caldo eccessivo, è un abbaio facilmente comprensibile per l’essere umano.
  • per eccitazione o frustrazione: se vogliono giocare ma non possono, se c’è un gatto nelle vicinanze, se il cibo è pronto e non gli viene offerto subito… in tutte queste situazioni, i cani abbaiano.
  • per problemi di salute: se il cane ha problemi cognitivi o è sordo, abbaia perché non riesce a sentire la sua stessa voce.
  • perché ha paura: il cane può avere paura di elementi animati come oggetti o luoghi, oppure elementi animati, come altri animali oppure rumori forti, soprattutto quelli improvvisi. Quando il cane abbaia perché ha paura, in genere le orecchie sono poste indietro, e la coda tenuta bassa.
  • perché si annoia: se il cane resta solo per molto tempo e non riesce ad adattarsi alla situazione, potrebbe abbaiare.

Purtroppo, se adottate un cane e vivete in appartamento o in una casa in un quartiere residenziale in cui le abitazioni sono molto vicine, questo potrebbe essere fonte di problematiche con il vicinato.

Siamo certi che le informazioni che abbiamo fornito con queste pagine saranno utili per portare a buon fine e al successo un’adozione di un cane di canile e soprattutto siamo certi che sarà l’inizio di una meravigliosa esperienza e convivenza con un cane speciale che saprà darvi l’amore incondizionato che solo un cane sa dare.

A cura di Alberto Castello – Educatore ed Istruttore Cinofilo esperto in cani di canile